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MATILDE, UNA VITA CON TRE PADRI
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Chissà che tipo di donna è diventata Matilde, bambina adulta tra adulti bambini. Che cosa farà oggi, trent’anni dopo i sogni di libertà e anarchia del mondo movimentato e movimentista che l’ha vista nascere? Magari, avrà avuto figli. E che mamma sarà, allora, lei cresciuta da tre padri entrati e usciti dalla sua vita come gente di passaggio? Matilde e i suoi tre padri, ultimo romanzo di Emidio Clementi, non ce lo racconta esplicitamente. Ce lo fa, però, intuire già dalle prime pagine, quando l’autore racconta che «Matilde aveva scelto per sé un ruolo insolito, un ruolo che in famiglia tutti avevano sempre snobbato: quello di diventare una persona normale». Il quarto romanzo dello scrittore e musicista marchigiano, ma bolognese d’adozione, si apre ai giorni nostri: la laurea di Matilde, sotto gli occhi di alcuni pezzi del puzzle variopinto della sua famiglia. C’è Laura, la madre bellissima, poi Norma, una nonna paterna stravagante e snob, l’ombra di Arturo, il padre, il primo, quello vero, inafferrabile, inconsistente. Poi, il romanzo scivola indietro alla metà degli anni ’70, alla Bologna di quegli anni, raccontata nei dettagli toponomastici ma soprattutto descritta nell’ambiente dentro e attorno al Movimento: giornate dove lo scandire delle ore passa inosservato, case percorse da un andare e venire di giovani con l’alibi dello studente, politica sullo sfondo, piuttosto tanta musica (superfluo ricordare che Clementi è anche musicista, leader dei Massimo Volume), poi la droga che attraversa la vita di qualcuno. Laura e Arturo s’incontrano lì, ventenni. Il romanzo, però, non è una storia giovanile. È una saga familiare, quella degli Odorici, la famiglia di Laura, composta da gente di grandi passioni, poche regole e convenzioni, persone che faticano a tenere insieme se stesse, figuriamoci allora gli affetti, gli amori. Laura e Arturo concepiscono Matilde a San Francisco, in un andare e venire, anche qui, tra la piccola Bologna che in quegli anni sognava in grande e la California dove tutto sembrava possibile. Seguono gli altri amori di Laura, e gli altri padri di Matilde: Davide, uno studente riminese che si perde a guardare il mare e Sergio che il mare lo solca da skipper. Emidio Clementi è uno scrittore che le storie le sa raccontare. Anche perché ci mette dentro del suo. Come nel precedente libro, L’ultimo Dio, dove il suo arrivo sotto le Due torri dalla provincia marchigiana è segnato dall’incontro con Emanuel Carnevali, che da Bologna, ai primi del Novecento, scappò in California (ancora l’America) in cerca di libertà. Clementi nel ’77 aveva dieci anni; niente Movimento per lui. Rimane il rimpianto e il fascino, come per tanti della sua generazione, di un’epoca che aveva fatto di Bologna una terra promessa, una California nostrana. Matilde, che di quella terra è figlia, ne paga il prezzo, ci fa i conti. Anzi, le somme le tira il lettore perché, un po’ a dispetto del titolo, la vera protagonista del romanzo è Laura coi suoi amori “sbagliati” (se mai ci sono amori che non vale la pena vivere). Noi che leggiamo, come lo fu Matilde, siamo sballottati tra gli umori e gli ardori di chi aveva vent’anni negli anni ’70. Matilde, bambina dallo «sguardo adulto», «quasi inquietante», si adatta, costretta a mettere su senno prima del tempo, cercando una rotta che gli adulti bambini attorno a lei non le sanno dare.
Francesca Parisini, la Repubblica Bologna
Leggi la scheda del romanzo
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OSSESSIONE
05 Febbraio 2010
A Elizabeth Kostova piace rovistare nel passato. Poco importa se dopo il sublime debutto letterario avvenuto nel 2005 con Il discepolo, si trova a dirottare la sua squisita penna in un centro rottamazione per psicotici con infatuazione per antiche croste che, in maniera affatto speciale, ci raccontano una storia. E un mistero. O almeno questo dovrebbe essere il giusto tributo verso quanti, dopo l’avventurosa celebrazione di Dracula del romanzo d’esordio, si attendono da lei qualcosa di più intrigante di una dimensione letteraria (e pittorica) in cui occorre perdersi per riguadagnare l’uscita. Nulla che non sia già stato scritto.
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