Da DIES IRAE di Giuseppe Genna

"Sto ultimando i preparativi per azionare il Congegno psicofonico. La psicofonia: ascolto di frammenti audio intercettati nel mare magno del rumore bianco, con un magnetofono modificato, frammenti che sono comunicazioni dei morti da una dimensione parallela. La psicofonia sta prendendo piede. Questo è un tempo in cui i morti parlano. Ne hanno voglia. Comunicano, fuoriescono dalla dimensione deputata, tracimano. Le loro voci rispondono in accenti strani, in grammatiche disconnesse e coerenti solo dopo un esame estenuante, al limite della proiezione.
Ci sono cassette e cd con le risposte dei morti.
In Italia la disciplina è dominata dalla anziana studiosa Gabriella Alvisi. I morti la chiamano “Briè”. E’ letteralmente assediata da familiari di defunti che non elaborano il lutto e hanno bisogno di ascoltare i loro cari, i loro cari erompono dai limiti metafisici che separano la nostra dimensione fisica da quella degli spiriti detti larvali. Range fisici e supersottili si compenetrano e si parlano. La comunicazione è una variazione che ci induce a ritenere di avere ricevuto un messaggio. Tramite il Congegno, Gabriella Alvisi scansiona le onde radio e reperisce frammenti audio che hanno un significato devastante per i parenti degli estinti. Ne riconoscono i toni, l’umorismo, gli accenti, certi lessemi precisi e idiosincratici: è il loro defunto che parla. Lo amano e lo abbracciano attraverso la scansione radiofonica del Congegno. Ringraziano Gabriella Alvisi di averli accolti, di avere intercettato la comunicazione. Data una percezione confusa o indefinita, il processo di interpretazione incasella in uno sfondo conosciuto l’emento indistinto. I messaggi sono variabili. Al padre che ha perduto il giovane figlio arrivano dalla scansione del rumore bianco le parole: “Sono Andrea, croce è gioia”. Quanto a me, interpreterei che gioire è portare una croce.
Questa fragranza che non percepisci negli anni. Gioia, peduta gioia.
[...]
Il termine psicofonia indica l’impressione di supporti magnetici da parte di rumori e voci non percepiti in fase di registrazione. Nonostante già nel 1956 i ricercatori Bayless e Von Szalay avessero presentato una relazione sul fenomeno, solo nel 1959 tale disciplina cominciò ad attirare l’interesse del mondo parapsicologico. Il 12 giugno di tale anno il regista cinematografico Friedrich Jurgenson cercò di registrare la voce di alcuni uccelli in una foresta per mezzo di un magnetofono. Nel riascoltare il nastro di accorse che si udivano voci lontane e mormorii, che lui stesso non aveva percepito direttamente. Si applicò in numerosi esperimenti, producendo migliaia di nastri e convincendosi che tali fenomeni vocali appartenessero a defunti. Altri studiosi cominciarono a seguire e praticare questo tipo di ricerca parapsicologica. Tra costoro, merita sicuramente essere nominato Konstantin Raudive, che riuscì ad imprimere su nastro frasi in diverse lingue provenienti da dimensione ignota. Le tecniche e gli strumenti di registrazione divennero progressivamente più sofisticati ed alcuni, come lo Spiricom, vennero creati appositamente per incidere tali misteriose frasi. Comunque, come ha dimostrato uno degli antesignani di tale branca parapsicologica, è in realtà sufficiente un semplice registratore con microfono. Il procedimento comunemente adottato è accendere il registratore e porre delle domande, lasciando spazio sufficiente per una risposta. Riascoltando il nastro, potrà accadere di percepire suoni indistinti, brusii e forse voci. Un altro sistema frequentemente utilizzato prevede l’utilizzo di una radio collegata ad un registratore. Con l’ausilio di un microfono si pongono le domande, lasciando sempre un intervallo per la risposta. Il vantaggio di questo metodo consiste nell’udire subito la risposta. E’ tuttavia fondamentale individuare la frequenza corretta. Ad esempio, Jurgenson ne utilizzava una compresa tra i 1445 e 1450 Khz. Precauzione da adottare per annullare possibili interferenze è schermare la radio con una gabbia di Faraday e cioè una sorta di rete metallica che “scarica” a terra. Della tecnologia psicofonica si interessò profondamente Carl Gustav Jung, che giunse a proporre alcune soluzioni meccaniche alternative a quelle usuali, e teorizzò della metafonia nel capitolo Psicologia e patologia dei cosiddetti fenomeni occulti, incluso nel saggio «Inconscio, occultismo e magia».
Molti studiosi, tra cui Jurgenson e Raudive, apparvero certi che simili voci provenissero dall’aldilà, una modalità con la quale i defunti potessero comunicare con i viventi, un canale aperto tra due dimensioni differenti e non interferenti l’una con l’altra, per natura fisica distinta. Gli esperimenti di W.J. O’Neill con un apparecchio da lui appositamente creato si rivelarono molto interessanti, poiché le entità che si presentarono fornirono le loro identità da vivi e tali informazioni si dimostrarono veritiere. I detrattori sottolinearono che solo l’inventore era in grado di ottenere significativi risultati con la sua macchina, ma non presero in esame la possibilità che O’Neill fosse eventualmente un catalizzatore psichico. Alcuni critici sostengono che la psicofonia sia una manifestazione psicocinetica di un io creativo e necessariamente patologico, alla ricerca di una conferma della sopravvivenza dell’anima. Il fatto che i messaggi ricevuti da Raudive risultassero formulati in differenti lingue viene giustificato dal fatto che lo scienziato fosse poliglotta. Infine, altri teorici sospettano che il cognegno psicofonico permetta l’accesso a una porta che si spalanca su dimensioni parallele, e che le voci impresse sui nastri siano testimonianze di persone vive e reali che però provengono da realtà non di questo universo. Tali teorici portano confusamente a conforto della loro ipotesi alcuni risultati estremi della teoria dei quanti e di quella delle stringhe.

Il mio io creativo e necessariamente patologico.
E’ il momento."