IL METALIBRO SF DIES IRAE
Il personaggio del romanzo DIES IRAE Giuseppe Genna, mentre attraversa le esperienze dei 26 anni che costituiscono l'arco temporale del libro, è continuamente intento alla composizione di un'opus magnum, il cui volume di pagine super il milione, composto da scene e sequenze modellate sulla struttura delle Argonautiche, costruito attraverso una sterminata raccolta di articoli, pubblicazioni, ipotesi e files che sono raccolti in un sistema di faldoni che Genna soprannomina "bibbia" (nella foto a destra, uno dei faldoni). E' la storia della specie umana, a partire dal primo sbarco su Marte, che si snoda per successivi episodi (di cui alcuni sono riportati come inserti nel romanzo DIES IRAE) che descrivono la colonizzazione del Pianeta Rosso, l'impatto di una cometa sul pianeta Terra, la trasformazione mutagena degli apparati riproduttori, la costruzione di una stazione orbitante intorno a Giove e, in seguito, fuori della fascia di Kuiper, la zona asteroidale che delimita il sistema solare dallo spazio aperto, le successive missioni alla ricerca di nuovi pianeti abitabili, fino alla prevista estinzione del sistema solare, che coincide con l'estinzione della specie stessa, che non ha avuto successo nelle sue esplorazioni o, se l'ha avuto, non ne è venuta a conoscenza. I resti della civiltà spaziale umana sono intercettati da una specie che potrebbe derivare dalla nostra, forse grazie a una colonizzazione riuscita che non ha mai dato notizia di sé agli umani. Inserzioni di grafici, progetti ingegneristici, descrizioni di ologrammi, illustrazioni: una bolgia votata all'apocalisse psichico dell'autore, un libro impubblicabile, incomprensibile, le cui mappe sono sottratte al lettore, abbandonato a se stesso a un caos inutile che ha avuto e ha un significato, ma che risulta indecrittabile, indecidibile. Questa opera impossibile, dilagante e infrequentabile si intitola essa stessa Dies Irae.
Questo libro esiste davvero e, a detta dell'autore, non verrà mai pubblicato, perlomeno integralmente.
Riportiamo una delle prime scene del Dies Irae fantascientifico: il primo, segreto, sbarco di umani su Marte.
MISSIONE HUMARS 1.0
Diario del capitano
SOL 0. - SBARCO
[Redatto dal comandante Paul Bradley alle ore marziane 03 a.m di Sol 1]
Dopo avere doppiato per la seconda volta i satelliti Phobos e Deimos, l’equipaggio ha mostrato un comprensibile incremento delle attività nervose non verbali, siamo rimasti in silenzio per almeno un’ora, osservando il pianeta roteare sotto di noi. L’attesa per la congiunzione con il punto di rotta verticale per la discesa e lo sbarco ha provato tutti. Il pianeta si presenta ancor meno virato al rosso arancio pallido delle foto scattate durante lo sbarco degli ultimi due rover. Sono visibili a occhio nudo e perciò ancor più stupefacenti le dorsali di natura plutonica Elysium e Tharsis. Alla visione oculare risulta più estesa di quanto effettivamente sia la zona perimetrale da cui sorge il Monte Olympus, e il medesimo effetto lenticolare, evidentemente dovuto all’atmosfera rarefatta, abbiamo tutti riscontrato quando è ruotato sotto di noi in perpendicolare il Monte Ascreus. Entrambi i rilievi stordiscono, rimanendo noi influenzati dalla visione stratosferica della catena dell’Himalaya, che supera di poco gli 8 km di altezza, mentre Olympus e Ascreus raggiungono rispettivamente i 27 e i 20 km di altitudine. I vulcani inattivi Pavonis e Arsia sono nitidamente visibili nei loro condotti, sembrano pozzi artesiani e lasciano storditi per l’ampiezza del diametro...